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Non appena appare davanti ai nostri occhi l’immagine di Anita Ekberg (Sylvia) nella Fontana di Trevi, non possiamo non sentire inconsciamente la giunonica attrice svedese gridare: “Marcello, come here. Hurry up!

Sono passati 60 anni dall’uscita nelle sale de La Dolce Vita, ma il fascino di questo film in bianco e nero è ancora vivo. Il regista è Federico Fellini, il quale si aggiudicò la Palma d’Oro al Festival di Cannes e l’Oscar ai migliori costumi.

Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 negli studi cinematografici di Cinecittà si girano sia film italiani sia americani. Questi sono gli anni della ripresa economica dopo la devastazione portata dalla Seconda Guerra Mondiale, Roma è una città viva e la gente ha di nuovo voglia di vivere in modo spensierato, concedendosi ai piaceri mondani. Fulcro della “Dolce vita” di quegli anni è Via Veneto, data la presenza degli hotel di lusso e dei locali aperti fino all’alba.

Fellini dipinge con assoluta precisione il quadro socio-economico di quegli anni, la corruzione che li anima e le prospettive future dell’umanità. Le scene trasudano sentimenti di ironia, amarezza, disgusto e noia, dove tutti i protagonisti sono alla ricerca di qualcosa di autentico, per evadere da quella finta realtà. Questi protagonisti, Emma, Maddalena, Sylvia, Steiner, il padre di Marcello e Paolina, sono metafore di un messaggio all’interno dello stesso film.

Strutturalmente La Dolce Vita è un film diviso in episodi, ognuno con un suo ambiente, protagonisti e una trama, comune a tutti questi episodi è la presenza di Marcello Rubini, un giornalista di servizi scandalistici conosciuto da tutti, giunto da Cesena a Roma, interpretato dal magistrale Marcello Mastroianni. Il produttore Dino De Laurentis gli avrebbe preferito Paul Newmann o Gerard Philipe per cercare di attrarre il mercato internazionale, invece Fellini voleva un attore italiano.

Marcello vive la sua vita come in un sogno, che lo lascia sempre scontento e le varie situazioni, nelle quali si trova, lo rendono sempre di più insoddisfatto e incapace di reagire. In questo contesto, dove l’importante è apparire e non essere veritiero, le icone indiscusse sono i fotografi scandalistici, chiamati poi paparazzi dal soprannome di uno dei personaggi di questa pellicola, il collaboratore di Marcello, Paparazzo, che armato della sua macchina fotografica è sempre sul pezzo.

Da subito La Dolce Vita si è contraddistinto per essere un film diverso dagli altri, una storia che non ha un principio né una fine, e la città di Roma è la perfetta ambientazione. Attorno al personaggio principale, Marcello, si muovono gruppi e azioni differenti, si sarebbero potuti cambiare gli episodi ma il risultato sarebbe stato sempre lo stesso.

Troviamo La Dolce Vita in tutte le classifiche dei film italiani più visti di sempre, insieme a Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più di Sergio Leone, Roma, città aperta di Roberto Rossellini, La vita è bella di Roberto Benigni e Ladri di biciclette di Vittorio de Sica.

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