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Scilla era una bellissima ninfa, figlia di Forco e della ninfa del mare Crataide (o secondo altri di Tifone e Echidina). Trascorreva i suoi giorni nuotando felice nelle acque che bagnano l’odierna Costa Viola o l’antica Zancle (l’odierna Messina), fino a che un giorno fu avvicinata da Glauco. Un tempo era un pescatore, che fu trasformato dagli dei del mare in un dio marino, mezzo uomo e mezzo pesce. Lui s’innamora perdutamente di Scilla, ma la ninfa non ricambiava i suoi sentimenti. Deluso il giovane si reca dalla maga Circe per chiederle un filtro che faccia innamorare Scilla. La maga infatuatasi di Glauco, invece di aiutarlo, avvelena la fonte dove la ninfa faceva il bagno e la trasforma nella mostruosa Scilla: nella parte inferiore le crebbero sei teste di cane dal collo lungo. Dalla vergogna la ninfa si nascose in una grotta, seminando il terrore tra i naviganti che attraversavano lo Stretto.

In piazza San Rocco la meravigliosa statua in bronzo “Mito di Scilla” dell’artista Francesco Triglia raffigura il corpo della ninfa dopo la trasformazione nella mostruosa Scilla.

Secondo gli antichi, opposta alla mostruosa Scilla (colei che dilania) si trovava la vorace Cariddi (colei che risucchia), figlia del re del mare Poseidone e della regina della Terra Gea. La vorace giovane fu trasformata così da Zeus, dopo che lei rubò ad Eracle i suoi buoi per mangiarseli. Cariddi tre volte al giorno risucchiava l’acqua del mare di fronte le coste siciliane di Torre Faro e la risputava mangiando gli essere umani che vi trovava.

Molti artisti presero spunto dal mito dei due mostri marini: Omero fu il primo a menzionare nell’Odissea la presenza di Cariddi che risucchiava tre volte al giorno l’acqua del mare per mangiare gli esseri viventi che vi si trovavano e Scilla, che Ulisse voleva sfidare, guardando in faccia il mostro di cui tanto si narrava.

Anche Virgilio cita Scilla e Cariddi nell’Eneide, quando Enea arriva nelle acque dello Stretto, ma ne offre una versione razionale del mito, descrivendole come scogli e rocce, che l’eroe saggiamente evita.

Ovidio, nelle Metamorfosi, invece ci parla proprio della trasformazione della ninfa nella mostruosa Scilla e dell’amore struggente di Glauco che si rivolge alla maga Circe.

Girando per alcuni musei italiani ed europei si possono ammirare dipinti e sculture che rappresentano Glauco che corteggia la ninfa Scilla e la trasformazione di quest’ultima nella mostruosa Scilla e del mito di Cariddi.

Chi si trova a navigare oggi nelle acque dello Stretto ha qualche difficoltà a causa delle forti correnti che viaggiano a quasi 90 kmh, ma non è più da addotto alla mostruosa Scilla, bensì alle correnti rapide che creano vortici.

Se siete interessati a cogliere l’atmosfera mitica della cittadina calabrese consigliamo il tour I castelli sulla Costa Viola e di leggere gli articoli Piccola Venezia del Sud e Il Re della Costa Viola.

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