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La fiorente città di Baia, fu fondata dai Greci sul tratto di costa tra Cuma e Pozzuoli. Molte personalità note di Roma, come Cicerone e gli imperatori Caligola, Claudio, Nerone, Domiziano, Adriano e così via, scelsero quest’area, chiamata dai Greci Phlegraios = ardente, a causa della sua notevole attività vulcanica. Questo luogo era famoso per le proprietà benefiche delle calde acque termali dell’antico cratere del vulcano di Pozzuoli, e qui furono costruite meravigliose ville con annesse terme o ninfei.

Ci troviamo in un’area soggetta a fenomeni di bradisismo, a causa del quale l’antica costa romana risulta oggi circa 6-8 metri sotto il livello del mare. Dal IV secolo la terra inizia lentamente a sprofondare e l’acqua inizia a coprire ville, templi e terreni.

Nel 1969 una forte mareggiata portò alla luce un gruppo scultoreo in marmo che attirò subito l’attenzione per la dimensione dei blocchi di marmo e per la qualità delle sculture, messe in sicurezza al Museo archeologico, ospitato nel Castello Aragonese di Baia.

Fu scoperto un ninfeo risalente al periodo imperiale, a circa 7 metri sotto il livello del mare e identificato come il Ninfeo dell’imperatore Claudio del I secolo d.C. La grande sala rettangolare aveva 4 nicchie per lato abbellite da statue e terminava con un’abside circolare, decorata con le statue ritrovate, raffiguranti un episodio dell’Odissea: Ulisse offre una coppa di vino a Polifemo per farlo ubriacare e poi accecarlo, e Bajos, uno dei compagni di Ulisse recante un otre pieno di vino. Si ritiene che la statua del ciclope occupasse il centro della scena, ma non fu mai ritrovata.

Le statue del gruppo di Ulisse ricordano quelle ritrovate nel 1957 nella Villa di Tiberio a Sperlonga, raffiguranti Ulisse che acceca Polifemo, e oggi conservate nel Museo Archeologico Nazionale della cittadina. Entrambe decoravano il triclinium dell’imperatore, ossia la sala per i banchetti.

Delle 8 statue delle nicchie oggi se ne possono ammirare solo 4: 2 Dioniso giovinetto e 2 figure femminili, che celebrano la famiglia dell’imperatore Claudio: una identificata come Antonia Minore con un meraviglioso diadema, l’altra è una fanciulla, con ogni probabilità una figlia di Claudio morta in tenera età.

Al centro della sala si trovava una grande vasca, mentre lungo il perimetro correva un canale per lo scorrimento dell’acqua. Tutto l’ambiente (ingresso, nicchie e abside) presentava una decorazione in finta roccia per richiamare la grotta del ciclope.

Dal 2002 il Parco Sommerso di Baia è riconosciuto come area marina protetta per lo studio e la tutela dei reperti archeologici ritrovati e per la salvaguardia degli ecosistemi marini e costieri.

Sotto il livello del mare, oltre al Ninfeo di Punta Epitaffio si possono ammirare mosaici a motivi geometrici che rivestivano il pavimento di una villa, altre sculture, strade e colonne.

Se avete voglia di fare un tuffo e visitare questo incredibile ninfeo vi invitiamo a seguirci nel tour Panorama sul Golfo e di leggere gli articoli Lacryma Christi: tra storia e mito, Una scoperta davvero eccezionale.

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